NIS2: il vero rischio per le imprese non è la sanzione, ma scoprire di non essere preparate
Cybersecurity, responsabilità degli amministratori e nuove regole europee: perché la sicurezza informatica non può più essere considerata un problema esclusivamente tecnico.

La NIS2 non è l'ennesimo adempimento burocratico. O almeno, non dovrebbe esserlo.
Immaginiamo una situazione tutt'altro che improbabile.
È lunedì mattina. I sistemi informatici di un'azienda iniziano a funzionare lentamente. Alcuni servizi non rispondono, i dipendenti non riescono ad accedere ai documenti e un fornitore esterno segnala attività anomale sui server.
Il responsabile informatico viene contattato immediatamente. L'amministratore delegato viene informato soltanto qualche ora dopo. Nessuno sa con certezza se si tratti di un attacco informatico, quali dati siano stati compromessi e, soprattutto, chi debba prendere le decisioni.
Nel frattempo, il tempo passa.
È proprio questo lo scenario che la Direttiva NIS2 intende contribuire a prevenire. Non soltanto impedire gli attacchi, ma fare in modo che le organizzazioni siano realmente capaci di riconoscerli, affrontarli e continuare a operare.
Il problema, a nostro avviso, è che una parte del mondo imprenditoriale continua a considerare la sicurezza informatica come una questione da delegare interamente ai tecnici.
La NIS2 cambia radicalmente questa prospettiva.
Dalla sicurezza informatica alla responsabilità aziendale
La Direttiva (UE) 2022/2555, recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024, introduce un sistema di obblighi destinato a rafforzare la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi dei soggetti essenziali e importanti.
La sua innovazione più significativa, tuttavia, non consiste semplicemente nell'imposizione di ulteriori misure tecniche.
Consiste nell'aver portato la cybersecurity all'interno della governance aziendale.
L'articolo 23 del decreto attribuisce agli organi di amministrazione e direttivi precisi compiti di approvazione e supervisione delle misure di gestione del rischio, prevedendo anche specifiche responsabilità in caso di violazione degli obblighi normativi.
Gli amministratori devono inoltre ricevere un'adeguata formazione in materia di sicurezza informatica.
Il messaggio del legislatore è piuttosto chiaro: non è più sufficiente affermare che della sicurezza si occupa il reparto IT.
Chi governa un'organizzazione deve conoscere i rischi, comprendere le misure adottate, verificarne l'effettiva attuazione e assumere decisioni consapevoli.
Questo non significa trasformare gli amministratori in esperti di cybersecurity. Significa attribuire alla sicurezza informatica la stessa rilevanza organizzativa della continuità aziendale, della gestione finanziaria e del controllo dei rischi.
Il pericolo della cybersecurity di carta
L'esperienza maturata nel campo della compliance suggerisce una riflessione.
Ogni volta che viene introdotta una disciplina complessa, le organizzazioni tendono inizialmente a concentrarsi sugli aspetti documentali: policy, procedure, organigrammi, nomine, registri e verbali.
Sono strumenti necessari, ma non sufficienti.
Una procedura di gestione degli incidenti, per quanto accuratamente redatta, non garantisce che l'azienda sappia effettivamente reagire a un attacco.
Allo stesso modo, un piano di continuità operativa non serve a molto se non viene mai verificato.
E una valutazione del rischio informatico può diventare rapidamente inutile se non tiene conto delle modifiche intervenute nell'infrastruttura tecnologica.
La conformità normativa non coincide automaticamente con la sicurezza effettiva.
A nostro giudizio, questo rappresenta uno dei principali rischi dell'attuazione della NIS2: riprodurre un modello di compliance esclusivamente formale, nel quale la produzione documentale prevale sulla capacità concreta di prevenire e gestire gli incidenti.
Un'organizzazione potrebbe possedere procedure apparentemente impeccabili e, contemporaneamente, non avere una conoscenza completa dei propri sistemi esposti su Internet, delle vulnerabilità presenti o dei fornitori che gestiscono servizi critici.
È su questa distanza tra documentazione e realtà operativa che occorre intervenire.
La responsabilità non termina con l'affidamento a un fornitore informatico
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda l'esternalizzazione dei servizi tecnologici.
Molte organizzazioni affidano a soggetti terzi la gestione dei server, dei siti web, delle piattaforme cloud, dei sistemi di posta elettronica e delle infrastrutture di rete.
Si tratta di una scelta assolutamente legittima e, frequentemente, necessaria.
Ma esternalizzare un servizio non significa trasferire automaticamente all'esterno le responsabilità che la normativa attribuisce all'organizzazione.
La NIS2 dedica particolare attenzione alla sicurezza della catena di approvvigionamento e ai rapporti con i fornitori.
Occorre quindi verificare quali servizi siano affidati all'esterno, quali rischi presentino, quali obblighi contrattuali siano stati previsti e quali garanzie di sicurezza possano essere effettivamente dimostrate.
Un fornitore che gestisce un'infrastruttura critica dovrebbe essere in grado di documentare le misure adottate, assicurare tempi di intervento adeguati e collaborare nella gestione degli incidenti.
Non basta inserire nel contratto una generica clausola che imponga il rispetto della normativa.
La sicurezza della catena di fornitura deve essere verificabile, non soltanto dichiarata.
Incidenti informatici: quando 24 ore possono fare la differenza
Tra gli obblighi più rilevanti della NIS2 figura la notifica degli incidenti significativi.
L'articolo 25 del D.Lgs. 138/2024 prevede, secondo le condizioni e le modalità applicabili, un sistema articolato che comprende:
- Un preallarme entro 24 ore dalla conoscenza dell'incidente significativo.
- Una notifica entro 72 ore.
- Una relazione finale, ordinariamente entro un mese dalla trasmissione della notifica.
Per i soggetti interessati, le specifiche attuative dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale definiscono le fattispecie di incidenti da notificare e i relativi adempimenti.
Ma esiste una questione organizzativa ancora più importante dei termini.
Come può un'azienda notificare tempestivamente un incidente se non dispone di un sistema capace di rilevarlo, classificarlo e comunicarlo ai responsabili?
La risposta è semplice: non può farlo in modo affidabile.
Occorrono procedure operative, ruoli chiaramente individuati, flussi informativi, strumenti di monitoraggio e personale adeguatamente formato.
E soprattutto occorre che questi elementi funzionino insieme.
Le scadenze NIS2: il 2027 è già dietro l'angolo
Il percorso di adeguamento alla NIS2 è scandito da termini differenti, che dipendono anche dall'anno di inserimento nell'elenco dei soggetti NIS.
Per i soggetti inseriti per la prima volta nel 2026, la Determinazione ACN n. 127434/2026 ha previsto, in particolare, la decorrenza dell'obbligo di notifica degli incidenti significativi di base dal 1° gennaio 2027 e il termine del 31 luglio 2027 per l'adozione delle misure di sicurezza di base. La designazione del referente CSIRT deve essere effettuata entro la fine del 2026.
Per i soggetti già inseriti nel 2025 e confermati nel 2026 continuano invece ad applicarsi i termini previsti dalla Determinazione ACN n. 379907/2025, calcolati a partire dalla comunicazione individuale di inserimento.
È quindi indispensabile verificare la situazione specifica di ciascuna organizzazione.
Ma c'è un punto sul quale vale la pena insistere.
Aspettare gli ultimi mesi prima della scadenza potrebbe rivelarsi un errore.
L'implementazione di un modello di cybersecurity richiede tempo, soprattutto quando occorre intervenire contemporaneamente su infrastrutture tecnologiche, contratti con i fornitori, procedure interne e responsabilità organizzative.
La vera sfida è integrare competenze giuridiche, organizzative e tecnologiche
Riteniamo che l'adeguamento alla NIS2 non possa essere affrontato attraverso un approccio esclusivamente informatico, così come non possa essere affidato alla sola consulenza legale.
Le competenze tecnologiche servono a individuare le vulnerabilità, proteggere le infrastrutture e verificare l'efficacia delle misure.
Le competenze giuridiche consentono di interpretare correttamente gli obblighi normativi, disciplinare i rapporti contrattuali, individuare le responsabilità e costruire un sistema di governance coerente.
Quelle organizzative permettono, infine, di trasformare regole e strumenti in processi realmente funzionanti.
È dall'integrazione di queste competenze che può nascere un sistema di sicurezza efficace.
La NIS2 dovrebbe essere interpretata come un'opportunità per costruire organizzazioni più consapevoli dei propri rischi, più preparate a reagire agli incidenti e meno dipendenti dall'improvvisazione.
La NIS2 non dovrebbe servire soltanto a evitare una sanzione
Le sanzioni previste dalla disciplina sono certamente rilevanti, ma concentrare tutta l'attenzione su di esse significa, a nostro giudizio, non comprendere la reale portata della normativa.
Il costo di un incidente informatico può andare ben oltre la sanzione amministrativa: interruzione dell'attività, perdita di informazioni, danni reputazionali, responsabilità contrattuali e compromissione dei rapporti con clienti e fornitori.
Un modello di cybersecurity ben progettato non è una garanzia contro ogni attacco. È uno strumento per ridurre i rischi e aumentare la capacità dell'organizzazione di affrontarli.
La domanda che un amministratore dovrebbe porsi, dunque, non è soltanto: «Siamo conformi alla NIS2?»
La domanda dovrebbe essere: «Se domani subissimo un attacco informatico, sapremmo esattamente cosa fare?»
La differenza tra le due domande rappresenta, probabilmente, la differenza tra una compliance soltanto formale e una reale cultura della sicurezza.
L'approccio di Studium Cives
Studium Cives affianca imprese, enti e organizzazioni nell'attuazione della disciplina NIS2, attraverso un approccio integrato alla cybersecurity e alla compliance normativa.
Dall'Assessment iniziale e dalla valutazione dei rischi alla definizione del modello organizzativo, dalla predisposizione delle procedure di sicurezza al supporto nella gestione degli incidenti e degli adempimenti verso l'ACN, lo Studio assiste le organizzazioni nella costruzione di un sistema di governance della sicurezza informatica proporzionato alle specifiche esigenze operative.
L'obiettivo non è semplicemente raggiungere la conformità normativa, ma contribuire a realizzare un modello di sicurezza concreto, sostenibile e verificabile nel tempo.
Studium Cives – Consulenza legale, Cybersecurity & Compliance.










